QUOTIDIANO FONDATO NEL 1994

L’EDITORIALE

DI DANIELE SILVESTRI

Interrompo per un attimo il racconto delle fasi di realizzazione del nuovo disco, per presentarvi la nuova “rubrica” appena inserita e che trovate qui sotto: voci dall’Africa.
Il bello di non essere un vero giornale sta anche nella possibilità di dare spazio a storie e racconti che probabilmente non avrebbero un grande “appeal” editoriale altrove, ma non per questo hanno meno diritto di essere lette, ascoltate, condivise.. Sembrano storie di un altro mondo, ma invece avvengono solo a qualche ora di volo da qui, in questi stessi giorni, ogni giorno.

DALL'8 APRILE IN RADIO "ACROBATI"

Arriva in radio l’8 aprile ACROBATI, il nuovo singolo.
Il disco lo trovate qui –> https://lnk.to/Daniele-Silvestri-Acrobati

L’EDITORIALE

DI DANIELE SILVESTRI

Interrompo per un attimo il racconto delle fasi di realizzazione del nuovo disco, per presentarvi la nuova “rubrica” appena inserita e che trovate qui sotto: voci dall’Africa.
Il bello di non essere un vero giornale sta anche nella possibilità di dare spazio a storie e racconti che probabilmente non avrebbero un grande “appeal” editoriale altrove, ma non per questo hanno meno diritto di essere lette, ascoltate, condivise.. Sembrano storie di un altro mondo, ma invece avvengono solo a qualche ora di volo da qui, in questi stessi giorni, ogni giorno.

IL TOUR NEI TEATRI 2016

6 maggio 2016
Cagliari

7 maggio 2016
Sassari

12 maggio 2016
Cosenza

13 maggio 2016
Catania


Una giornata qualsiasi a Yirol, Sud Sudan

di Arianna Bortolani, Medici con l’Africa Cuamm

L’ospedale di Yirol si trova nello Stato dei Laghi. Ha 103 posti letto e serve una popolazione di oltre 270mila abitanti. Tutto intorno, solo terra rossa, quella del Sud Sudan, dell’ultimo miglio solitario e, troppo spesso, dimenticato. Medici con l’Africa Cuamm opera a supporto dell’ospedale dal 2006. Proprio da qui, arriva il racconto di Arianna Bortolani, medico del Cuamm, responsabile della struttura.
La sveglia era già suonata, ma l’avevo spenta. Mi ri-sveglia così il telefono alle 6.45. È l’infermiere della Medicina: “Doctor, ho una paziente ricoverata ieri che fa fatica a respirare”. Non chiamano quasi mai dalla Medicina, se lo fanno è segno che davvero c’è qualcosa di strano. “Arrivo”. La paziente non è cosciente, si agita nel letto circondata da una decina di parenti, da cui si riescono a ricavare poche informazioni cliniche, solo che era stata trattata per una settimana in una clinica privata e ieri, finiti i soldi, senza alcun miglioramento, si sono decisi a portarla in ospedale. Il test per la malaria è negativo e in effetti non ha febbre, il polso è debole, ha un respiro frequente e superficiale ed è molto irrequieta. La glicemia è
altissima, fuori scala: è una ketoacidosi diabetica, che si conferma poi anche all’esame delle urine. Con l’aiuto di Peter, l’infermiere, iniziamo il trattamento, lo vedo perplesso quando gli dico quante flebo deve mettere una dopo l’altra, non è abituato, ma si fida e mi aiuta: le numeriamo col pennarello, in modo che gli sia più semplice dare le consegne. Corsa ad ostacoli: Senza accorgermi, arrivano le 9 e iniziano le telefonate più varie della mattina: “Doctor, non ci hai dato il carburante per il generatore”; “In Emergency Room mancano i fogli per le prescrizioni”
Esco dalla medicina diretta verso l’ufficio, mi ferma il tecnico di laboratorio per sua nipote con la congiuntivite, poi un paziente iperteso che vuole la prescrizione subito, lo indirizzo verso l’ambulatorio dell’OPD (Pronto Soccorso). Sulla porta dell’ufficio, oltre alle signore delle pulizie sdraiate sulla panca, incontro il vice-amministratore che mi accoglie con sorriso e stretta di mano. Ha anche una comunicazione ufficiale: “Doctor, ho fatto raccogliere la spazzatura e tagliare l’erba dietro la farmacia: mi servono 20 bibite per gli operai”. Alle 11, puntualissimo, mi chiama Isaac, infermiere della chirurgia: “Doctor, ci sono da compilare le form della polizia”. Chi è vittima di atti violenti, dalla spinta al colpo di arma da fuoco, infatti, fa denuncia alla polizia e, su richiesta della polizia, viene in ospedale a farsi compilare un certificato medico-legale (unico servizio a pagamento all’ospedale di Yirol) con indicati “i giorni”.


ACROBATI

il nuovo è uscito il 26 febbraio 2016

Si chiama “ACROBATI” il nuovo disco pubblicato da Sony Music il 26 febbraio 2016.
E’ stato lo stesso Daniele ad annunciarlo ai suoi fan lo scorso 26 gennaio con queste parole: ”Sono 22 anni che faccio dischi, ma sono più emozionato che mai. Lo dico solo a voi, e poi magari lo negherò… ma credo sia la cosa più bella che ho fatto. Non vedo l’ora di farvelo sentire. Per adesso – però – posso almeno farvelo vedere!“.
“ACROBATI” è un disco acrobatico anche per come è nato: da un iPhone pieno di appunti musicali, di idee, che partendo da uno studio di Lecce la scorsa estate, ha viaggiato fino a ritrovarsi al chiuso di una sala di registrazione dove si è fatto ascoltare germogliando e facendo germogliare un flusso inesauribile di musica.
Jam che diventavano sessioni, armonie, melodie, break che si condensavano in canzoni. Musicisti in tondo a suonare ogni nota come se fosse sempre la prima e anche l’ultima, una serie di take fissate su hard disk che davano già il volto a un disco pieno di spunti, di idee, di libertà.
Di acrobazia in acrobazia diciotto di queste canzoni si sono fatte avanti e si sono tuffate nel disco iniziando ad abitarlo, e rendendolo in poche settimane quello che è oggi: 74 minuti di musica, un piccolo mondo da esplorare e da ascoltare per quanto sa raccontarci.
E quell’idea di equilibrio quasi perfetto tra reale e fantastico la si ritrova anche nella copertina “acrobatica” realizzata da Paolino De Francesco: da un ipotetico aeroplano si osserva un cielo tessuto di fili sottilissimi, in cui si muovono figure immerse nella loro straordinaria quotidianità, come a dire che quella di “camminare sul filo” è una pratica che riguarda, ogni giorno, tutti noi.


VISTO DALL’OBLÒ DI QUESTO AEREO

di Paolino De Francesco (autore della copertina di "Acrobati")

Mi occupo di “grafica applicata alla musica” dal 1996 e ho avuto l’opportunità di lavorare con artisti noti e meno noti. Lavoro senza dubbio meglio quando tra me e l’artista per cui devo realizzare la copertina c’è stima reciproca. Nel caso di Daniele la mia stima per lui risale al 1995, anno della sua prima apparizione a Sanremo, quando portò sul palco dell’Ariston “L’uomo col megafono”. Con Daniele avevo poi lavorato all’artwork dell’album “Monetine”, raccogliendo circa 400 monete di diversi paesi per riuscire a comporre il suo ritratto. Un lavoro che potrebbe sembrare quasi più tecnico che creativo, ma il risultato ha avuto la sua efficacia ed è riuscito ad interpretare le esigenze commerciali di quella che era una raccolta di canzoni che in qualche modo hanno fatto la storia della musica italiana. Tornare a lavorare con lui per “Acrobati” è stata da una parte una sorpresa e dall’altra una nuova sfida che inevitabilmente ha portato con sé ansie e aspettative. Sorpresa perché sono stato contattato un paio di settimane prima della consegna e quindi con un tempo molto limitato a disposizione per elaborare idee e creare immagini. Avendo però avuto da subito l’opportunità di sentire le canzoni del disco e di fare due chiacchiere con Daniele gli stimoli che mi sono arrivati hanno ridotto di molto la paura di non farcela. Quando le canzoni sono belle (e chi ne dubitava) e i testi sono fotografie in musica il mio lavoro si riduce ad una semplice traduzione in immagini. Ecco, per Daniele sono più un traduttore che un grafico. Appena ho sentito “Acrobati” e “La mia casa” già avevo in testa due copertine… e di fatto le abbiamo usate entrambe. Una come vera copertina e una nell’ultima pagina del libretto.

È IL FRUTTO DI UN LAVORO FATTO A 4 OCCHI E 4 ORECCHIE

Comunque non appena ho cominciato a lavorare a questo progetto, come spesso accade, le cose sono venute un po’ da sole e un po’ per caso. Mi piaceva l’idea che le figure fossero tutti Acrobati “involontari” che camminavano su un filo in tutta naturalezza e non fossero necessariamente legate alle canzoni. O quanto meno non tutte: perché se traduci alla lettera traduci la realtà e qui di reale volevo ci fosse solo la fantasia. Ecco allora che un pescatore (fotografato a Varsavia) pesca una funivia. Ecco che un operaio dipinge fili su cui camminare. Ecco che qualcuno lascia il filo per remare tra le nuvole. Ecco quello che posiziona nel cielo un orologio (questa si una didascalia). Ecco il funambolo Philippe Petit (unica richiesta di Daniele) che paradossalmente pare essere il più incerto a camminare sui fili. Lui è l’unico personaggio (con Daniele) che ha un nome, l’unico che ha realmente “disobbedito alla gravità”.

Se la title-track si intitola “Acrobati” e se la prima frase è “Visto dall’oblò di questo aereo il mondo sembra bene organizzato” non posso che ammettere che la strada (o il filo) è chiara ed è lì, in bella vista per chiunque. Quindi se questa copertina è bella è perché le canzoni sono belle, ed è frutto di un lavoro a 4 occhi e 4 orecchie tra un grande comunicatore ed un buon traduttore.

Perché all'unomaggiotaranto? Come "perché''?! Perché ci sarei andato fin dalla prima edizione se avessi potuto. E finalmente quest'anno niente me lo impedisce. Perché se c'è un posto in cui ha senso andare nel giorno della festa dei lavoratori è su quel palco. Perché è veramente fatto "dal basso", autofinanziato, autogestito, auto-tutto. Perché il mondo è cambiato, il nostro ruolo di cittadini è cambiato, il rapporto con la politica e con le rappresentanze è cambiato, anche se a volte su altri palchi sembrano non essersene accorti.. E tutto questo a Taranto è evidente, e produce reazione, vitalità, cambiamento. E perché anche se il mondo cambia, il lavoro stesso cambia, e con lui i lavoratori. Le battaglie più importanti in fondo continuano ad essere le stesse, come quella che è diventata un po' lo slogan dei cittadini lavoratori di Taranto: stanchi di dover scegliere tra lavoro e salute. Saremo lì per dire che vorremmo uno stato che riuscisse a non mettere mai i propri cittadini davanti a una scelta del genere


Duilio Galioto

PIANISTA


Le mie mani non somigliano a quelle di un pianista ma più a quelle di un contadino che si mangia le unghie, forse perché insieme a me hanno rincorso mille passioni, mai abbandonate, tirare con l'arco, il free-climbing, il fai da te, e tante altre. A sette anni mi sono esibito per la prima volta con un enorme organo che mi regalarono i miei genitori, e da li non ho più smesso. Ai tempi del motorino avevo sempre la chitarra a tracolla e un flauto in tasca, per suonare ovunque e in ogni momento. Poi i primi gruppi musicali e il passo è stato breve, dalla cantina ai palchi più grandi. Ho collaborato in studio e dal vivo con molti artisti che ricordo tutti con affetto: Monobit, Rocco Papaleo, Agricantus, Massimo Di Cataldo, Ginevra Di Marco, Maurizio Rota, Paola Turci, Marina Rei, Phil Palmer e molti altri. Ho partecipato a diverse colonne sonore tra cui “Caterina Va In Città” e “L’Estate Del Mio Primo Bacio”.
Tuttora uso i tasti bianco e neri con Diodato e l'Orchestra di Piazza Vittorio.
Ma il mio racconto sarebbe incompleto se non dicessi anche che fumo la pipa di Gandalf e che ostinatamente voglio accendere il fuoco con l’archetto... perché la mia musica ha bisogno prima di tutto di questa mia ostinata voglia di costruire e ricercare. Anche se in sintesi, come ha detto mio figlio dal barbiere mentre passava in radio Quali Alibi: “questo è mio papà... ma non canta, suona il piano!”