QUOTIDIANO FONDATO NEL 1994

UNA SERIE DI PICCOLE MAGIE

di Daniele Silvestri

Più che una serie di acrobazie, è stata una lunga serie di piccole magie e combinazioni fortunate a mettermi in mano la canzone che poi avrebbe dato il titolo a questo nuovo album.
Era l’inizio del luglio scorso (2015) quando io e un gruppetto di musicisti agguerriti entravamo in uno studio di registrazione a Lecce, il Posada Negro Studios di Roy Paci, per passare insieme tre giorni di pura libertà creativa. Avevo con me un telefono con la memoria piena di appunti musicali o di testo registrati al volo nei mesi precedenti.

IL VIDEOCLIP DI "ACROBATI"

Ecco il videoclip di ACROBATI, diretto da Fernando Luceri. Un video che racconta forse meglio di tante chiacchiere la piccola filosofia che il brano suggerisce, che quegli acrobati, quei funamboli in fondo siamo tutti noi, costretti ogni giorno a continui equilibrismi… (continua a leggere –>)

Il disco lo trovate qui –> https://lnk.to/Daniele-Silvestri-Acrobati

UNA SERIE DI PICCOLE MAGIE

di Daniele Silvestri

Più che una serie di acrobazie, è stata una lunga serie di piccole magie e combinazioni fortunate a mettermi in mano la canzone che poi avrebbe dato il titolo a questo nuovo album.
Era l’inizio del luglio scorso (2015) quando io e un gruppetto di musicisti agguerriti entravamo in uno studio di registrazione a Lecce, il Posada Negro Studios di Roy Paci, per passare insieme tre giorni di pura libertà creativa. Avevo con me un telefono con la memoria piena di appunti musicali o di testo registrati al volo nei mesi precedenti.

SUMMER TOUR 2016

9 luglio 2016
FIRENZE

15 luglio 2016
MILANO

16 luglio 2016
AOSTA

20 luglio 2016
MONTEPRANDONE (AP)

22 luglio 2016
TORINO

23 luglio 2016
BRESCIA


Una giornata qualsiasi a Yirol, Sud Sudan

di Arianna Bortolani, Medici con l’Africa Cuamm

L’ospedale di Yirol si trova nello Stato dei Laghi. Ha 103 posti letto e serve una popolazione di oltre 270mila abitanti. Tutto intorno, solo terra rossa, quella del Sud Sudan, dell’ultimo miglio solitario e, troppo spesso, dimenticato. Medici con l’Africa Cuamm opera a supporto dell’ospedale dal 2006. Proprio da qui, arriva il racconto di Arianna Bortolani, medico del Cuamm, responsabile della struttura.
La sveglia era già suonata, ma l’avevo spenta. Mi ri-sveglia così il telefono alle 6.45. È l’infermiere della Medicina: “Doctor, ho una paziente ricoverata ieri che fa fatica a respirare”. Non chiamano quasi mai dalla Medicina, se lo fanno è segno che davvero c’è qualcosa di strano. “Arrivo”. La paziente non è cosciente, si agita nel letto circondata da una decina di parenti, da cui si riescono a ricavare poche informazioni cliniche, solo che era stata trattata per una settimana in una clinica privata e ieri, finiti i soldi, senza alcun miglioramento, si sono decisi a portarla in ospedale. Il test per la malaria è negativo e in effetti non ha febbre, il polso è debole, ha un respiro frequente e superficiale ed è molto irrequieta. La glicemia è
altissima, fuori scala: è una ketoacidosi diabetica, che si conferma poi anche all’esame delle urine. Con l’aiuto di Peter, l’infermiere, iniziamo il trattamento, lo vedo perplesso quando gli dico quante flebo deve mettere una dopo l’altra, non è abituato, ma si fida e mi aiuta: le numeriamo col pennarello, in modo che gli sia più semplice dare le consegne. Corsa ad ostacoli: Senza accorgermi, arrivano le 9 e iniziano le telefonate più varie della mattina: “Doctor, non ci hai dato il carburante per il generatore”; “In Emergency Room mancano i fogli per le prescrizioni”
Esco dalla medicina diretta verso l’ufficio, mi ferma il tecnico di laboratorio per sua nipote con la congiuntivite, poi un paziente iperteso che vuole la prescrizione subito, lo indirizzo verso l’ambulatorio dell’OPD (Pronto Soccorso). Sulla porta dell’ufficio, oltre alle signore delle pulizie sdraiate sulla panca, incontro il vice-amministratore che mi accoglie con sorriso e stretta di mano. Ha anche una comunicazione ufficiale: “Doctor, ho fatto raccogliere la spazzatura e tagliare l’erba dietro la farmacia: mi servono 20 bibite per gli operai”. Alle 11, puntualissimo, mi chiama Isaac, infermiere della chirurgia: “Doctor, ci sono da compilare le form della polizia”. Chi è vittima di atti violenti, dalla spinta al colpo di arma da fuoco, infatti, fa denuncia alla polizia e, su richiesta della polizia, viene in ospedale a farsi compilare un certificato medico-legale (unico servizio a pagamento all’ospedale di Yirol) con indicati “i giorni”.


ACROBATI

il nuovo album è uscito il 26 febbraio 2016

Si chiama “ACROBATI” il nuovo disco pubblicato da Sony Music il 26 febbraio 2016.
E’ stato lo stesso Daniele ad annunciarlo ai suoi fan lo scorso 26 gennaio con queste parole: ”Sono 22 anni che faccio dischi, ma sono più emozionato che mai. Lo dico solo a voi, e poi magari lo negherò… ma credo sia la cosa più bella che ho fatto. Non vedo l’ora di farvelo sentire. Per adesso – però – posso almeno farvelo vedere!“.
“ACROBATI” è un disco acrobatico anche per come è nato: da un iPhone pieno di appunti musicali, di idee, che partendo da uno studio di Lecce la scorsa estate, ha viaggiato fino a ritrovarsi al chiuso di una sala di registrazione dove si è fatto ascoltare germogliando e facendo germogliare un flusso inesauribile di musica.
Jam che diventavano sessioni, armonie, melodie, break che si condensavano in canzoni. Musicisti in tondo a suonare ogni nota come se fosse sempre la prima e anche l’ultima, una serie di take fissate su hard disk che davano già il volto a un disco pieno di spunti, di idee, di libertà.
Di acrobazia in acrobazia diciotto di queste canzoni si sono fatte avanti e si sono tuffate nel disco iniziando ad abitarlo, e rendendolo in poche settimane quello che è oggi: 74 minuti di musica, un piccolo mondo da esplorare e da ascoltare per quanto sa raccontarci.
E quell’idea di equilibrio quasi perfetto tra reale e fantastico la si ritrova anche nella copertina “acrobatica” realizzata da Paolino De Francesco: da un ipotetico aeroplano si osserva un cielo tessuto di fili sottilissimi, in cui si muovono figure immerse nella loro straordinaria quotidianità, come a dire che quella di “camminare sul filo” è una pratica che riguarda, ogni giorno, tutti noi.


Daniele ci costringe ad essere Acrobati

di Fernando Luceri (autore dei videoclip di "Quali Alibi" e "Acrobati")

Con Daniele, oggi, c’è un rapporto che va oltre la semplice stima professionale, ma ricordo quando, a Dicembre, mi giunse la telefonata per affidarmi il videoclip per il suo ritorno da solista dopo cinque anni. Quasi non ci credevo. Poco tempo per realizzare il video di uno dei miei artisti preferiti. Uno con cui ho davvero tante “cose in comune” .
Per il video di “Quali Alibi” c’era l’idea, così come succedeva nella canzone, di giocare con le parole. I lirycs video sono una mia specialità, per questo e per il fatto che Daniele si è dimostrato davvero un buon attore, ero abbastanza tranquillo sul fatto che sarebbe venuto fuori un bel lavoro. Un mese dopo esce l’album “Acrobati”.
I ritornelli orecchiabili  servono, quando si ascolta una canzone le prime volte, ad appoggiarsi per non perdersi. In questo album, invece, Daniele ci costringe ad essere acrobati. Poche concessioni all’easy listening ma onestà (anche nei suoni degli strumenti) e passione in abbondanza. Una maturità nuova e l’esperienza che gli permette di sapere fin dove può spingerci senza farci cadere. E come funamboli, dopo i primi timorosi passi, cominciamo a godere delle altezze e della vertigine di sensazioni. La canzone che dà il titolo all’album è l’esempio più chiaro di questi concetti.
Un brano lungo, con una struttura che non emerge immediatamente e un testo che esprime un pensiero complesso. Con questi presupposti come è possibile che questa canzone sia anche così leggera e naturale? Questo mi chiedevo mentre cercavo un’ idea per il video di “Acrobati”. Poi, provando a spiegare in una parola ai miei collaboratori quale sarebbe stato il mood del filmato, ho capito e ho detto: “Sospesi”. Questa era la sensazione che avevo ascoltando il brano e che lo rendeva lieve e seducente e questa sarebbe stata la sensazione sulla quale lavorare per il video. Tecnicamente lo abbiamo realizzato grazie ad una fotografia suggestiva dagli sfondi appena percepiti e la cinepresa ondeggiante mai ferma. La luce avrebbe creato un’ atmosfera soffusa e dilatata, nella quale si sarebbero mosse le silhouette degli acrobati. Il montaggio, contrariamente al mio solito ritmo frenetico, sarebbe stato delicato e rilassato. Sulla storia da raccontare Daniele ed io ci siamo subito trovati d’accordo.
Gli acrobati siamo tutti noi quando dobbiamo mantenere l’equilibrio nel prendere una decisione difficile oppure quando dobbiamo andare avanti superando le difficoltà della vita o ancora quando, come giocolieri , gestiamo i mille impegni di ogni giorno.


Stasera casa mia è stata Taranto. Ed è stato un vero onore essere qua. Continuate a resistere, e insistere. #unomaggiotaranto

Acrobati è disponibile su: https://lnk.to/Daniele-Silvestri-Acrobati


Sebastiano De Gennaro

PERCUSSIONISTA


Avevo 10 anni, ero seduto sul sedile posteriore dell’alfa di mio padre, in viaggio verso la vacanza estiva, attraverso le risaie piemontesi. Improvvisamente, dando tutto il fiato che avevo alla mia vocetta esile ma rombante di erre mosce e rotolanti, proclamai: ‘voglio suonaRe la batteRia!’. Fu un brusco risveglio per i miei genitori, assorti nei loro pensieri in quei monotoni paesaggi. Fu il primo passo di una lunga serie incerta e zigzagante. Non ho assunto le sembianze del batterista ma piuttosto la strana forma di musicista mutante. Mi diplomai in percussioni al conservatorio di Milano ma, subito dopo, fuggii e trovai un ambiente più congeniale facendo spettacoli di strada con un clown. Ho avuto una band
hardcore, una punk, una progressive, ho fatto il rumorista in una trasmissione radio, suono musica contemporanea. Le mie collaborazioni: Baustelle, Orchestra Sinfonica della Rai, Edda, Francesco Dillon, Pacifico, Meg, ADM Ensemble, Le Luci Della Centrale Elettrica, Azio Corghi, Esecutori Di Metallo Su Carta, Calibro 35, Nada, Dente, Marco Parente, Pierpaolo Capovilla, Remo Anzovino. Ho fatto due dischi solisti: HipposEpos e All My Robots, oltre ad un disco su John Cage con il mio compagno di avventure Enrico Gabrielli.