QUOTIDIANO FONDATO NEL 1994

Diario di Bordo Capitolo 2



L'Editoriale di Daniele Silvestri

E quindi Lecce, dicevamo. Singolare quanto la Puglia (e il Salento in particolare) sia diventata un riferimento in questi ultimi anni. Mentre scrivo torno da Lecce dove ho appena finito di girare le riprese del video del primo singolo, tanto per dire… Ma torniamo al racconto. Io e gli altri quattro musicisti ci troviamo direttamente in aeroporto in quel fatidico 7 luglio, destinazione Brindisi. Sembrano tutti presi bene, ma anche un po’ incerti su quello che andremo a fare (tranne forse Lazzaro che mi conosce molto meglio degli altri). Prima di quel momento ci eravamo scritti un po’ di cose sull’immancabile gruppo Whatsapp (che per pura mania di grandezza avevo intitolato MAGICAL MISTERY BAND)… tipo che alla domanda “ma che strumenti mi devo portare?” io rispondevo “tutta casa!”. E infatti il giorno prima era partito un furgone da Roma carico all’inverosimile. Sulla chat poi ci eravamo scambiati un po’ di “consigli per l’ascolto”… ognuno raccontando quello che stava ascoltando in quel momento… Io anzi avevo condiviso una variopinta e ondivaga playlist di Spotify che per completezza di narrazione trovate anche qui sotto (sulla pagina del sito intendo).

INSOMMA
ALLA FINE
PARTIAMO.

Sull’aereo mi ritrovo a sedere lontano dagli altri, così mi lascio andare a pensieri in libertà mentre guardo dal finestrino… e poco dopo appunto su un quaderno queste parole “visto dall’oblò di questo aereo / il mondo sembra bene organizzato / dell’uomo cogli l’operato serio / il tratto netto, duro ed ordinato / reticoli di campi cesellati / di cui non percepisci mai l’arsura / e specchi d’acqua, poi, come diamanti / quell’uomo ha regalato alla natura” . Non potevo sapere allora quanto sarebbero stati importanti in seguito quegli appunti buttati giù di getto.
Insomma arriviamo a Brindisi. Macchina a noleggio e via verso Lecce. Era già sera inoltrata. Arriviamo alla Masseria che ci avrebbe ospitato in quei giorni (e su Oronzo e sulla sua Masseria Ospitale ci sarebbe da scrivere un intero altro capitolo!), ma giusto il tempo di posare le cose. Non sapevo ancora quanto avrei potuto “spremere” i miei nuovi compagni d’avventura, ma scopro felicemente che sono tutti più che determinati ad andare subito in studio a cominciare. Lì fra l’altro ci stava aspettando già da alcune ore il Mafio (il vero collante tra tutti noi), che stava allestendo a tempo di record tutta la situazione tecnica. Perché poi, se posso aprire una parentesi (tanto lo faccio continuamente: eccone qua un’altra), registrare tutti gli strumenti insieme in diretta, Live cioè, non è proprio una cosa facile. O meglio, non è facile farlo mettendo contemporaneamente tutti in grado di lavorare e sentirsi l’un l’altro al meglio, senza rinunciare alla qualità e definizione del suono… Insomma ci vuole molta esperienza, idee chiare, una marea di cavi, linee, accorgimenti di ogni genere… Vabbè, la parentesi la chiudo, ma era per dire che il Mafio in questo è stato strepitoso, come i fatti – credo – dimostreranno.
In ogni caso arriviamo e cominciamo a montare. Pian piano la sala si riempie delle nostre cose (e delle nostre case!), e l’aria comincia lentamente a riempirsi anch’essa di qualcosa… non so se si possono definire “ferormoni”… testosteroni di musicisti… ma la voglia di suonare sta visibilmente montando… Non so più che ore fossero, ma ben oltre la mezzanotte, quando finalmente finiamo di montare tutto e di provare i suoni. C’è ancora tanto da fare prima di potere registrare, la logica sarebbe stata andare a dormire e cominciare riposati la mattina successiva. Fortunatamente però la logica non l’abbiamo mai applicata in quei giorni.
E così suoniamo. E suoniamo. E mi piace quello che sento… Fabio nel suo boot (che sarebbe una specie di gabbiotto di legno costruito nella stessa sala di ripresa attorno alla sua batteria) tira fuori dei suoni sempre sorprendenti, Daniele sa graffiare con la sua chitarra, ma sa anche farla volare con effetti che non conoscevo… Duilio è un chirurgo dei tasti, difficile metta note a caso, ma ha anche tanto istinto… Gabriele è Gabriele: una colonna di marmo in grado di farti muovere a ritmo come fossi di burro… Il Mafio intanto – che non è da meno – continua febbrilmente a lavorare – con l’aiuto di Peppe, l’assistente “resident” di Posada Negro. E ben presto riesce a premere REC sul computer. Ora vi risparmio il racconto dettagliato di quei tre giorni. Vi dico solo che è stato un crescendo magico e entusiasmante. Le “timidezze” e le curiosità iniziali si trasformavano mano a mano in armonia e potenza. Non avevamo nessun obiettivo prefissato, quindi eravamo totalmente liberi. Io stesso non ero arrivato lì con dei veri pezzi, solo con degli spunti. Ma tanti. Tantissimi. Tutti recentissimi e tutti rigorosamente e volutamente lasciati in forma embrionale, registrati solo col telefonino: chitarra e voce, o solo una delle due, o un giro di pianoforte, un’idea ritmica, abbozzi di testo… Tutti semi da far germogliare… Beh… Il primo giorno abbiamo registrato tre pezzi, il secondo sei, il terzo dodici! Eravamo fomentati come difficilmente avremmo potuto immaginare. Nessuno sembrava aver bisogno o voglia di dormire o riposarsi. Ogni volta che c’era una pausa caffè/sigaretta, io tiravo fuori il mio telefonino e facevo ascoltare agli altri una delle tante ideuzze appuntate. Appena vedevo scattare in uno di loro una scintilla ci ributtavamo dentro.
Questo disco che sta per nascere è figlio di quella meravigliosa e rara libertà, e di quei fortunati giorni leccesi. Molto altro però doveva ancora capitare, ma prima o poi questo capitolo dovrò pure interromperlo, no?

#stayinbell