QUOTIDIANO FONDATO NEL 1994

L’EDITORIALE



DI DANIELE SILVESTRI

Interrompo per un attimo il racconto delle fasi di realizzazione del nuovo disco, per presentarvi la nuova “rubrica” appena inserita e che trovate qui sotto: voci dall’Africa.
Il bello di non essere un vero giornale sta anche nella possibilità di dare spazio a storie e racconti che probabilmente non avrebbero un grande “appeal” editoriale altrove, ma non per questo hanno meno diritto di essere lette, ascoltate, condivise.. Sembrano storie di un altro mondo, ma invece avvengono solo a qualche ora di volo da qui, in questi stessi giorni, ogni giorno. Iniziamo con un racconto che viene dal Sud Sudan, da quella stessa infinita terra rossa che ho potuto calpestare solo due anni fa durante un emozionante viaggio insieme a Niccolò e Max, e soprattutto insieme agli amici del CUAMM. Proprio da loro arriva questa lettera, che è il semplice resoconto di una giornata qualunque nell’ospedale di Yrol. Arianna Bortolami è il medico responsabile di quella struttura, vero avamposto e presidio di assistenza, coraggio e speranza..immerso in un territorio vastissimo e durissimo. Conosco quel luogo e quell’ospedale, e so perfettamente come può essere una giornata vissuta da quelle parti.
Quello che ancora non so e non riesco a capire, è dove riescano a trovare – Arianna, come Enzo che l’ha preceduta, e tutti gli altri che hanno scelto di dedicare a questa immane battaglia quotidiana la propria vita o almeno una parte di questa – dove trovino, dicevo, la forza spaventosa che ci vuole.

LA POSSIBILITA’ DI DARE SPAZIO A STORIE
E RACCONTI

È’ già un po’ di giorni, invece, che potete leggere più in basso un brano estratto da un libro di Philippe Petit, funambolo, giocoliere e poeta ribelle, che probabilmente molti di voi potrebbero conoscere per la più famosa delle sue imprese: la “traversata” a 400 metri di altezza, su di un cavo sospeso tra le due torri gemelle di New York, raccontato anche da un recente film (The Walk). Non solo le sue imprese però sono degne di essere ricordate, ma anche le sue parole, la sua idea di arte e di libertà. Se il mio nuovo disco si chiama Acrobati, è anche un po’ colpa sua.
Per il resto…ormai ci siamo. Il disco ora esiste anche fisicamente (ieri l’ho tenuto per la prima volta in mano, che è sempre una grossa emozione). Fra qualche giorno inizia anche il tour, e come avrete visto vi stiamo chiedendo di indicare un paio di canzoni che vorreste sentire nelle date in cui avete deciso di esserci, impegnandomi a eseguire le più votate. In ogni caso preparatevi perché sarà un concerto molto denso, a tratti sorprendente e sicuramente non breve.
Non vedo l’ora.
Un abbraccio a tutti, e mi raccomando… #stayinbell