QUOTIDIANO FONDATO NEL 1994

Daniele dal vivo

Prima che...

il tour nei palasport inizi,
ecco qualche occasione per ascoltare Daniele dal vivo:

20 luglio 2019
Castello di Arco (TN)



27 luglio 2019
Tarvisio (UD)
Laghi di Fusine ore 14:00 No Borders Music Festival – concerto gratuito


8 agosto 2019
Tindari (ME)
Indiegeno Fest


14 agosto 2019
Rispescia
Festambiente 2019



Daniele Silvestri - Tutti Matti



Nel nuovo album torno a impegnarmi.
E dedico un brano a Totti

di SIMONA ORLANDO

Le latitanze di Daniele Silvestri non sono mai vere assenze. Prima o poi torna da dove è stato raccontando il vissuto e l’osservato. In Acrobati del 2016 predicava il funambolismo per sentirsi leggeri con visioni aeree, nel disco appena uscito “La terra sotto i piedi” cerca invece radici e gravità: «Avevo uno sguardo più poetico che politico, poi è tornata la voglia di sporcarmi mani e piedi.

Oggi prevale la necessità di cose concrete, non dico immutabili, quantomeno ferme, che non abbiano la durata di un tweet».

Daniele Silvestri, 25 anni di carriera: tutti i dischi della sua storia musicale

Occhi e cuore puntati sulle solidità che ci mancano, a ritmo di elettronica, rap a modo suo (quello di “Le cose in comune” per intenderci), e ballate come “Prima che”, ancora lì ad arrovellarsi su caducità e convalescenze dell’amore. Tutto da riportare nel tour dei palasport che il 25 e 26 ottobre parte da Roma. Il cantautore capitolino, 50 anni, 25 di carriera, incastona quattordici canzoni nate sull’isola di Favignana con la Magical Mystery Band (ospiti strumentali Niccolò Fabi e James Senese) e lì c’è tutta la sua cifra cioè quel saper passare con disinvoltura dai massimi sistemi ai minimi dettagli, poggiare contenuti profondi su basi allegre e giocare con le parole. Perché l’ironia è una cosa seria.

CONTINUA

L’editoriale

di Daniele Silvestri

Mi è sempre piaciuto giocare con le parole. Ma anche con i numeri è divertente a volte. Tipo il 6 (sesta volta sul palco di Sanremo) e il 9 (nono disco in arrivo), che messi insieme fanno 69 come le edizioni del festival. Ma sinceramente non credo la cosa abbia un qualsiasi significato. E comunque tra i due numeri preferisco il 9, nel senso che è al disco che penso molto più che al festival, a quello tengo davvero e per quello soffro, mi ingegno, mi deprimo, mi entusiasmo, mi preoccupo, mi esalto.. Però siccome Sanremo è Sanremo, va sempre a finire che per qualche settimana…non sembra esserci altro. Poi quando sei qui ancora di più…si rischia di perdere anche un po’ il contatto con la realtà, che invece tendenzialmente va avanti senza curarsi granché di ciò che accade qui in riviera.

Tour Palasport 2019

25 ottobre 2019
Roma
Palazzo dello Sport


26 ottobre 2019
Roma
Palazzo dello Sport


8 novembre 2019
Padova
Kioene Arena


9 novembre 2019
Rimini
RDS Stadium


15 novembre 2019
Bari
Palaflorio


16 novembre 2019
Napoli
PalaPartenope



SILVESTRI, IL MEGAFONO CONTRO GLI SCHERMI

di Massimiliano Castellani

La speranza, in questo tempo liquido è un’onda che viene e che va, troppo veloce.

E Daniele Silvestri che, da sempre, va di fretta e di corsa, si professa subito «un inguaribile ottimista». Sono venticinque anni esatti da quando il più originale dei cantautori romani dell’era post Folk Studio (nato e cresciuto ne “Il Locale” , con i fraterni colleghi Niccolò Fabi e Max Gazzè) ha dato il via al suo “urlo sociale” dal Festival di Sanremo.

Era il 1994 quando, 25enne, sbarbato, una vaga somiglianza con Rino Gaetano, salì per la prima volta sul palco dell’Ariston e  cantò Voglia di gridare  in cui, tra un riff funky e un parlato, antesignano dell’onda anomala rap, rimarcava con forza: «Lo slogan è fascista di natura».

L’anno dopo si ripresentava a Sanremo, con la rabbia giovanile e l’idealismo dell’universitario, scendeva in piazza con L’uomo col megafono che si univa al coro di protesta dei «Compagni, amici, uniamo le voci. Giustizia! Progresso|! Adesso! Adesso! ». Risultato? «Ultimo posto, sì come Vasco. Ma era giusto così…», sorride scanzonato e ironico come sempre Silvestri che ci riprova con Aria (canzone su un ergastolano, edizione del Festival 1999) e poi la danzante – con il ballerino Fabio Ferri – Salirò(2002), fino all’esilarante La paranza (2007) «che si balla nella latitanza». Infine una civilissima protesta, senza megafono, A bocca chiusa  (2013) che sembrava il suo canto del cigno sul fronte della kermesse canora nazionalpopolare.

Ma Silvestri ha il talento raro del Sornione, un fine artigiano della parola, un coltivatore diretto di ossimori che sa cambiare registro musicale e continuamente rotta, come Le navi. E così eccolo pronto a salpare dal “porto” di Fregene dove si è rifugiato («per difendermi da ciò che Roma ora non è, e che invece dovrebbe essere: un biglietto d’ingresso del bello, per tutti, romani e non») e stupire ancora la grande tribù massmediatica sanremese. Susciterà grande stupore, ne siamo certi, con la sua  Argentovivo.

Un brano amaro, un dolente ‘j accuse a questi anni forse più vuoti che liquidi in cui un sedicenne grida disperato: “Avete preso un bambino che non stava mai fermo, l’avete messo da solo davanti a uno schermo e adesso vi domandate se sia normale se il solo mondo che apprezzo è un mondo virtuale…”
Questo è ciò che vedo e sento tutti i giorni. Canto quel sedicenne con gli occhi del genitore che assiste impotente dinanzi al “vuoto” adolescenziale. Lo faccio senza contraddittorio, che in questo caso poteva essere solo un insegnante, uno che tutti i giorni, se istituzioni, alunni e genitori glie lo permettono, ha gli strumenti per affrontare la “battaglia”.


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